BIM Implementation at Grand Lyon Habitat (Public Housing Authority): Insights, Challenges, and Operational Pathways

TITLE THESIS: BIM Implementation at Grand Lyon Habitat (Public Housing Authority): Insights, Challenges, and Operational Pathways

AUTHOR: Cristina Chéret

TUTOR: Prof. Ing. Paola Ronca

MASTER: Master in BIM management in construction works

Lo studio professionale approfondisce il processo di integrazione della metodologia BIM (Building Information Modeling) all’interno di Grand Lyon Habitat (GLH), principale organismo di edilizia residenziale pubblica della metropoli di Lione. Sviluppato nell’ambito del Master di secondo livello in BIM Management in Construction Works presso il Politecnico di Milano, questo lavoro adotta un approccio di audit conforme alle norme ISO 19011 e 19650, con l’obiettivo di analizzare in modo sistemico l’adozione del BIM in un contesto pubblico complesso, soggetto a vincoli normativi, economici e ambientali stringenti.

Figura 1 : Sede di Grand Lyon Habitat – Lione, Francia

Dal 2018, GLH ha avviato un percorso graduale di digitalizzazione dei processi legati alla progettazione, riqualificazione e gestione del patrimonio immobiliare. Questo processo, ancora in fase evolutiva, si è articolato attraverso l’introduzione di capitolati informativi BIM, la realizzazione di progetti pilota, la formazione dei responsabili di progetto, nonché la creazione di una piattaforma intranet dedicata alla condivisione di risorse digitali. La domanda di fondo che guida questa ricerca è semplice ma ambiziosa: in che misura il BIM, e in particolare l’impiego di formati aperti come l’IFC, può costituire un reale valore aggiunto per la gestione patrimoniale pubblica?

La metodologia adottata ha previsto l’analisi incrociata di fonti diverse: documentazione tecnica e contrattuale (capitolati, convenzioni, modelli IFC), questionari qualitativi rivolti ai partner esterni (architetti, imprese, consulenti BIM, MOE), un sondaggio interno per i responsabili operativi GLH e una serie di interviste semi-strutturate a figure chiave del processo. L’osservazione di quattro operazioni rappresentative – nuova costruzione, riqualificazione, digitalizzazione – ha permesso di valutare il livello di maturità raggiunto e di identificare criticità sistemiche e buone pratiche.

I risultati dell’audit evidenziano una tensione costante tra ambizione strategica e realtà operativa. Da un lato, emerge un forte impegno istituzionale nel consolidare una cultura BIM interna: la qualità dei capitolati informativi, l’investimento in piattaforme collaborative e la disponibilità di risorse formative ne sono una testimonianza concreta. Dall’altro lato, permangono ostacoli rilevanti: scarsa interoperabilità tra modelli e sistemi gestionali, carichi di lavoro non equamente distribuiti, ruoli ancora ambigui, documentazione percepita come tecnica e poco accessibile da parte dei team meno esperti.

Il BIM risulta spesso affidato a consulenti esterni, con il rischio che venga ridotto a una mera consegna formale, invece di essere interiorizzato come metodologia di lavoro condivisa. Questo rischio è particolarmente evidente nelle fasi finali del progetto, dove la produzione del fascicolo digitale as-built si scontra con ritardi, incoerenze informative e difficoltà contrattuali. Il quadro che emerge è quello di una strategia promettente, ma ancora fragile sul piano operativo, che necessita di un rafforzamento progressivo e adattivo.

Figura 2 : Estratto analisi del modello BIM del progetto pilota  “L’Estampilles”  GrandLyon Habitat- Lione, Francia

In questo contesto, la tesi propone una serie di raccomandazioni operative e strategiche. Tra le azioni prioritarie: razionalizzare i documenti BIM secondo una logica modulare; sviluppare un “Kit BIM” per i diversi profili (architetti, imprese, ROP); potenziare la formazione e l’accompagnamento, con strumenti agili e concreti; e istituire figure chiave come il CDE Manager per garantire la continuità informativa. Si suggerisce inoltre l’adozione di un approccio BIM progressivo e proporzionato alla complessità dei progetti, e l’avvio di un piano di benchmarking interno ed esterno, volto a migliorare l’efficacia delle pratiche e la misurabilità dei benefici.

Dal punto di vista più ampio, la tesi invita a considerare il BIM non solo come tecnologia o protocollo, ma come leva culturale e organizzativa per trasformare le modalità di progettazione, gestione e manutenzione del patrimonio pubblico. L’esperienza di Grand Lyon Habitat, pur con le sue contraddizioni, dimostra che un BIM ben guidato può favorire la trasparenza, la tracciabilità e la sostenibilità nel tempo. Tuttavia, per raggiungere tale obiettivo, è indispensabile rafforzare le competenze interne, semplificare i processi e costruire un linguaggio operativo comune tra tutti gli attori coinvolti.

In conclusione, questo lavoro si propone come contributo alla riflessione su come strutturare una transizione digitale efficace nel settore dell’edilizia sociale, valorizzando l’esperienza concreta di un ente pubblico pioniero e indicando piste operative replicabili da altri organismi simili. L’adozione del BIM, se accompagnata da una governance solida, strumenti adeguati e un investimento nelle risorse umane, può costituire il fondamento per un ecosistema informativo patrimoniale più efficiente, resiliente e accessibile.

 

FOR INTERNATIONAL STUDENT

This professional study delves into the integration process of the BIM (Building Information Modeling) methodology within Grand Lyon Habitat (GLH), the main public housing authority of the Lyon metropolitan area. Developed as part of the second-level Master’s programme in BIM Management in Construction Works at Politecnico di Milano, this research adopts an audit approach aligned with ISO 19011 and ISO 19650 standards. Its objective is to systematically analyse BIM adoption within a complex public environment subject to strict regulatory, financial, and environmental constraints.

Figure 1: Grand Lyon Habitat headquarters – Lyon, France

Since 2018, GLH has gradually initiated the digital transformation of its processes related to design, refurbishment, and asset management. This evolving process has included the introduction of BIM specifications, the implementation of pilot projects, training for project managers, and the creation of an internal intranet platform for sharing digital resources. The core question guiding this research is both simple and ambitious: to what extent can BIM—and in particular, the use of open formats such as IFC—generate real added value for public asset management?

The adopted methodology involved cross-analysing a wide range of sources: technical and contractual documentation (BIM specifications, agreements, IFC models), qualitative surveys addressed to external partners (architects, contractors, BIM consultants, project managers), an internal questionnaire for GLH project leads, and a series of semi-structured interviews with key stakeholders. The observation of four representative operations—new construction, refurbishment, and digitisation—enabled the assessment of BIM maturity levels and the identification of systemic challenges as well as good practices.

The audit results highlight a constant tension between strategic ambition and operational reality. On one hand, there is strong institutional commitment to fostering an internal BIM culture: the quality of BIM specifications, investments in collaborative platforms, and the availability of training resources are all tangible indicators. On the other hand, significant obstacles remain: poor interoperability between BIM models and asset management systems, uneven workload distribution, ambiguous role definitions, and documentation perceived as too technical and inaccessible to less experienced teams.

BIM responsibilities are often outsourced to external consultants, creating the risk that BIM becomes a mere formal deliverable rather than a shared working methodology. This risk becomes particularly evident in the project’s final stages, where the creation of the as-built digital record (DOE) encounters delays, informational inconsistencies, and contractual challenges. What emerges is the picture of a promising but still operationally fragile strategy, requiring progressive and adaptive reinforcement.

Figure 2: Extract from the BIM model analysis of the pilot project “L’Estampilles” Grand Lyon Habitat – Lyon, France

In response, the thesis puts forward a set of strategic and operational recommendations. Key actions include: streamlining BIM documentation using a modular logic; developing a tailored “BIM Kit” for different professional profiles (architects, contractors, project leads); strengthening training and support through agile and practical tools; and formalising key roles such as the CDE Manager to ensure information continuity. A progressive BIM approach is also recommended, scaled to match project complexity, along with the implementation of internal and external benchmarking plans to enhance practice effectiveness and outcome measurability.

From a broader perspective, the thesis argues for viewing BIM not merely as a technological tool or protocol, but as a cultural and organisational lever to transform how public assets are designed, managed, and maintained. The Grand Lyon Habitat experience—despite its contradictions—demonstrates that a well-guided BIM strategy can enhance transparency, traceability, and long-term sustainability. However, to achieve this potential, it is essential to strengthen internal competencies, simplify procedures, and establish a shared operational language among all stakeholders.

In conclusion, this work contributes to the ongoing reflection on how to structure an effective digital transition in the social housing sector. It draws value from the concrete experience of a pioneering public organisation and offers operational pathways that may be replicated by other institutions. If supported by solid governance, adequate tools, and strategic investment in human resources, BIM can become the foundation of a more efficient, resilient, and accessible asset information ecosystem.